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Elaborare un lutto - le 4 fasi

 
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Inviato: Dom Nov 23, 2014 10:23 am    Oggetto: Ads

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aioblu
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MessaggioInviato: Mar Ago 12, 2008 12:44 am    Oggetto: Elaborare un lutto - le 4 fasi Rispondi citando

Riporto un mio post inoltrato su psiconline tempo fa, che dà delle indicazioni su come affrontare un lutto.
Come ricordava allora Maurizio, ovvero il nostro Gianburrasca, il concetto di lutto, che è senz'altro quello verso una persona cara, è riferibile anche a qualsiasi altra situazione di "distacco forzato", tipo il cambiar casa o paese, il cambiare lavoro, colleghi o amici, o, dico io, più in generale, qualsiasi perdita di "parti di sè", penso, per es. al perdere la gioventù, la salute fisica, un matrimonio, etc. etc. ...; l'interrogativo che fa da sfondo a questa problematica è , secondo me racchiuso nella domanda che sarebbe utile porsi: "In quale modo questo lutto che sto vivendo può aiutarmi a crescere?" Ognuno potrà trovare, se vuole, una sua risposta...
Citazione:
1) fase: impatto emotivo. Non reprimere l'angoscia ma viverla; lasciarsi andare completamente al pianto ed alla tristezza; non lasciarsi interdire da chi cerca di farci coraggio ( in genere si tratta di persone che non riescono a "concedersi" le emozioni che provano e cercano di impedirne la "sana" manifestazione a se o agli altri ), quindi non aver paura di alcun tipo di emozione che si affaccerà dentro di noi; cerchiamo inoltre di percepire le sensazioni fisiche che ci assalgono ( tremori, sbalzi di temperatura, sudorazione, contrazioni del respiro, formicolii) e lasciamole "scorrere" senza ostacolarle;
2) fase: presa di coscienza. Dopo la prima fase di impatto, che durerà alcune settimane, il subentrare di una certa qual maggiore serenità ci darà la possibilità di "realizzare", "prendere coscienza" dell'accaduto, cioè di renderci conto di quello che è successo e che alcune cose inevitabilmente cambieranno. Bisognerà fare il punto della situazione e "vedere" quali cose della nostra vita cambieranno: sia quelle che non potremo più fare sia quelle che di nuove potremo fare.Il che significa dare valore alle cose che abbiamo perso ma anche alle nuove possibilità che quella perdita ci offre, vivendo queste ultime senza sensi di colpa.
3)fase : riflessione sulla "eredità" che ci resta della persona che ci ha lasciato. In questa fase cercheremo di capire quale siano i ricordi, gli insegnamenti, i momenti belli, etc, che la persona che ci ha lasciato ci ha regalato e consapevolizzare il fatto che quelle cose resteranno dentro di noi , anche quando non ci penseremo o anche quando non sentiremo riaffiorare in qualche momento la tristezza per la perdita, per il fatto che quella persona ci manca.
4) fase:. distacco. Dopo aver fatto questo lavoro bisognerà assolutamente che subentri una fase di "distacco". Questa è una fase importantissima, senza la quale il lavoro svolto prima non potrà essere in alcun modo utile. Ci si concederà di non pensare più all'evento luttuoso che ci ha colpito, senza per questo restare vittime dei sensi di colpa che concederci il non pensarci più potrebbe tentare di provocarci. Questa è la fase della "accettazione" di quella che in fondo è la regola base della vita : "si nasce, si muore". Imprecare, non accettare, rimuginare, non servirà a cambiare questa regola. E' questo il momento in cui bisognerà assolutamente lasciare da parte i ricordi e non farci prendere/sconfiggere da essi; è il momento del tornare al "qui e ora" e proseguire nel proprio cammino, lasciando tutto alle spalle, proprio come se nulla fosse accaduto.Non sarà facile, ma è certamente più che possibile.
I morti hanno bisogno di essere "lasciati in pace": finchè non li lasceremo in pace essi non potranno lasciare in pace noi.Bisogna dirsi addio. Spargere le ceneri al vento.
Continueremo solo con quello che, senza pensarci, ci resterà dentro di quelli che abbiamo perso, continueremo da soli…con una esperienza in più, ma sempre da soli…a farci compagnia fino alla fine, come al solito, noi stessi…

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... e del suo campo tutto scelse di mille una... (Virgilio- Eneide -Libro XI)

"Io sono una semplice presenza che ispira in te ciò che è addormentato in modo che tu possa riconoscere te stesso, il tuo essere, la tua vera realtà. Sono qui per liberarti da ogni peso, dal peso delle religioni e delle ideologie tutte, sono qui per renderti un semplice silenzio abissale, una serenità, una profondità, una vetta che tocca le stelle." (Osho -Il significato dell'esistenza)
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gianburrasca
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MessaggioInviato: Mar Ago 12, 2008 2:53 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sì, ma di fatto, caro Aio, a me è accaduto ed accade che le 4 fasi non seguano per forza un ordine preciso.
Tuttora, a 3 anni dalla morte di mia madre, mi addormento senza pensare a lei e invece nel dormiveglia la chiamo e tento invano di rivederla e parlarle. Non sempre prevale il distacco. Appena venne a mancare all'improvviso, prevalse invece proprio questo distacco, il pensiero che per lei fosse andata meglio così (era malata da tempo) piuttosto che dover affrontare le terribili conseguenze dell'inevitabile aggravarsi della malattia. La riflessione sull' "eredità" forse la faccio di continuo, vivo dentro di me con estatica malinconia le somiglianze caratteriali che mi legano a lei. Quando era viva mi accadeva più raramente, forse.
La riflessione sulle cose che sarebbero cambiate per me in senso pratico è stata invece sempre facile, data la mia età e, guardando le cose dal punto di vista egoistico, ovviamente avrei potuto avere più tempo per me e mia moglie.
Certamente ben diversa è la situazione assai più terribile per chi vede morire il partner oppure un figlio. Anche se, come me, dovesse avere fiducia nell'eternità dell'essere umano.
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aioblu
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MessaggioInviato: Mar Ago 12, 2008 10:06 pm    Oggetto: Rispondi citando

Diciamo che avviene spesso che si rimuova quello che sentiamo perchè questo ci farebbe soffrire ovvero ci metterebbe di fronte a delle parti di noi, o a delle nostre dinamiche che ci fa un pò timore affrontare...
Qualcuno tempo fa mi disse che se pensi ad una cosa dopo parecchio tempo è perchè "sei ancora lì", cioè non hai ancora fatto i conti con quella cosa...
Altrettanto spesso infatti avviene che, alla morte di una persona cara, ci sentiamo un pò in colpa di pensare cose "negative" del caro defunto...
così se, per esempio, abbiamo una dinamica di rabbia che lo riguardava, non troviamo il coraggio per farla venir fuori...come se pensare cose negative una persona alla quale abbiamo voluto, ovvero vogliamo, bene rappresenti una sorta di tabù..ricordi Mauri quella pubblicità...Oh no, su De Rica non si può...

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MessaggioInviato: Mar Ago 12, 2008 11:45 pm    Oggetto: Rispondi citando

Comunque sia, alla fine è perfino banale dire che l'elaborazione del lutto è tanto più facile quanto meno si era dipendenti psicologicamente da una data persona o situazione che viene a mancare.
Probabilmente l'elaborazione più positiva del lutto, l'elaborazione finale, dovrebbe risiedere in una cognizione interiorizzata della caducità di ogni cosa, la sensazione del ciclo infinito morte-rinascita simboleggiato dal mito dell'araba fenice.
Però è da una vita che tento di fare ricerca spirituale ed è da una vita che non riesco ad afferrare il significato dell'AMORE che rende eterne, in qualche modo, le cose che muoiono... Sad
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MessaggioInviato: Gio Ago 14, 2008 2:45 am    Oggetto: Rispondi citando

Caro Maurizio, io credo che le cose che dici possano dare un aiuto a superare il lutto,nella fase in cui bisogna accettare l'accaduto e farsene una ragione...bisogna comq considerare che queste sulla caducità della vita sono riflessioni che hanno più una valenza filosofica, o anche religiosa se vogliamo...ed io credo che queste ricerche siano del massimo interesse per una persona...non di meno però sono anche convinto che le dinamiche psicologiche debbano essere affrontate più propriamente sotto un profilo psicoterapeutico...forse sta in questo il raggiungimento più o meno di un risultato...
ora, io so anche che tu fai i tuoi approfondimenti, come dire, a vasto spettro...ed allora, non posso che riflettere ...in realtà a me sembra un pò che vada contro la 4 fase voler far diventare eterne le cose che muoiono...le cose che muoiono dobbiamo lasciarle definitivamente....una preghiera cristiana recita..."riposino in pace..." e per far questo , più che di dare un senso spirituale a quello che abbiamo perso ( anche questo va bene, certo, come dicevo) abbiamo bisogno di approfondire da un punto di vista psicologico le dinamiche "ancora aperte" che ci legano a chi ( o a ciò) che ci ha lasciato...questo tipo approfondimento potremmo intenderlo come facente parte della 3 fase...
insomma, bisogna riflettere che certe volte le ricerche spirituali possono rappresentare anche un tentativo di sfuggire ad una nostra dinamica psicologica...ovvero, rispetto a quello che qui discutiamo, rappresenta un non completare una utile elaborazione del lutto...
ora, non a caso la preghiera di cui parlavo è "L'eterno riposo"...che si lega al quesito della tua ricerca...
l'amore è anche ciò che ci porta a distinguere tra ciò che siamo noi e ciò che sono gli altri...cioè ci fa superare la confusione tra noi e gli altri...mette dei confini chiari insomma...
l'amore è anche ciò che ci fa vedere anche l'odio, la rabbia, che c'è dentro di noi...e ci spinge ad accettarli come umani...anche se ci regala anche un modo per non restarne vittime...
io dico che per far diventare eterne le cose allora bisogna imparare a distinguere ciò che di bene vi è in una cosa e ciò che c'è di odio, rabbia...cioè riuscire a vedere un alternanza "eterna" di vita e morte....; penso che questo sia anche un modo per ricondurre la tematica spirituale ad una psicologica....

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MessaggioInviato: Gio Ago 14, 2008 11:40 am    Oggetto: Rispondi citando

Di fatto, caro Aio, per me le risposte comuni non sono mai bastate, come non sono bastati 14 anni di terapie di vario tipo. Fino a che non ho trovato la risposta adatta a me.
Ma è un errore pensare che la via spirituale sia una fuga, o meglio, può esserlo per qualcuno, qualcuno che in realtà rimane in fuga da se stesso. Nel mio caso il problema non era quello di mettermi in discussione, ma proprio quello di avere un'idea più profonda su me stesso e la vita...
L'amore quello vero è qualcosa che rimane eterno, esso parte da infinito per andare verso infinito, parte da un Vuoto in cui tu semplicemente NON CI SEI come individualità...Filosofia? Per qualcuno è pratica di vita...per me semplicemente una via da seguire, semplicemente per ritrovare quello che sempre è stato in me come in tutti noi. (Scusa se Mieggio un po' -da Mio- Laughing ).
Anche per questo per me continua ad essere impossibile elaborare un lutto, con la coscienza dell'impermanente, prima di diventare capace di cogliere ciò che permane...anche se in fondo so che mia madre continua certamente ad esistere, questo ancora non mi basta. La strada da percorrere è lunga, ma io sto apprendendo quella che è una pratica di vita, non certo una fuga da essa, come pensano alcuni. Potrà essere sbagliata ma è la mia. Ed ogni tipo di psicoterapia non risponde alla domanda essenziale: PUO' L'ESSERE UMANO SCOMPARIRE NEL NULLA?
Perché la natura dell'essere ha orrore del vuoto, e nessun analista le insegnerà a considerarlo in modo diverso. Fra parentesi, questo è l'unico motivo per cui apprezzo il detestato, presenzialista Raffaele Morelli. Se non altro è uno dei pochissimi che affronta questo terribile argomento. Dimostrando così che la psicologia può occuparsi ANCHE di questi argomenti. Senza dimenticare il grandissimo Roberto Assagioli che con la psicosintesi 70 anni fa formulò idee e soluzioni che solo oggi alcuni analisti stanno considerando.
Un caro saluto Maurizio
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MessaggioInviato: Ven Ago 15, 2008 1:49 am    Oggetto: Rispondi citando

Caro Maurizio, l'amore non è eterno, ma è solo nel momento in cui lo manifesti....nel qui e ora...; tutto è già eterno di per sè, non solo l'amore....ovvero si svolge nella successione, o meglio , compresenza continua di niente ed eterno...tao docet... Smile
Però l'essere umano può tornare alla sua naturale condizione del nulla o di eterno che è lo stesso, come abbiamo detto, solo quando ha affrontato e fatto chiarezza nelle sue dinamiche psicologiche..., questa è la più grande obiezione/critica che si può fare alle filosofie orientali o anche a tutte le religioni...difatti senza aver compiuto questo lavoro "psicologico", con i risultati che necessariamente da questo devono discendere, non si potrà mai accedere alla comprensione del messaggio "miesco" Smile e nemmeno lui potrà mai, come altre volte ho avuto modo di suggerirgli sulle pagine di questo forum... è un pò come voler fare l'università senza aver fatto le elementari...Assagioli, con la transpersonale, da un lato, e il buddismo dall'altro, come pure il cristianesimo, sotto certi aspetti, rinunciano ad un confronto diretto con le dinamiche psicologiche di un individuo...le une rimuovendole, il cristiasnesimo reprimendole...proponendo tutte in effetti di bypassarle , per evitarne il dolore che comporta il viverle ed ancora di più l'affrontarle...il lavorarci su seriamente ed appropiatamente....; dubito però che spesso lunghi percorsi del tipo che tu riferisci riescano nemmeno ad affrontare una dinamica di dap, cosa che dovrebbe invece risolversi in pochissime sedute, se affronti un valido percorso psicoterapeutico.... ( ti prego di scusare questo mio giudizio un pò duro...ma è solo quello di cui sono convinto...)
Daltronde, anche se è vero quello che dici circa il fatto che certi temi non si afforntano in un normale percorso terapeutico, se può incoraggiarti, il fatto non è vero in assoluto, visto che esistono realtà nel campo della psicoterapia che si spingono anche ad affrontare i temi di cui parli. La stessa attività svolta da mia moglie, prevede nello stadio finale di una psicoterapia, se la persona lo desidera, di affrontare quei temi di cui tu parli; ma come vedi è solo alla fine del percorso, quando cioè si sono superati i propri conflitti interiori...non viceversa prima...; cioè le filosofie orientali, ma anche quelle occidentali, e le religioni in generale, non possono rappresentare o sostituire un valido percorso psicoterapeutico...
la mia stessa esperienza di approfondimento delle tematiche psicologiche nasce proprio da un bisogno di poter più limpidamente affrontare i temi filosofico/religiosi...depurati dall'inquinamento dei malesseri psicologici...; difatti mi sono convinto, come dicevo, che solo in questa condizione si può affrontare la parte spirituale dell'uomo, mai prima. Quindi non di errore trattasi, ma di semplice consecutio temporum Smile, altrimenti, e la mia personale esperienza questo mi ha insegnato, si crea confusione, nella quale diventa difficile distinguere ciò che è davvero "risposta spirituale" da ciò che invece diventa, diciamo così, "tappabuchi psicologico"...ovvero sintomo....rimozione....; faccio un esempio , per favorire una maggiore chiarezza del mio discorso : sono noti i rapporti tra le dinamiche paranoiche e la manifestazione di un marcato misticismo...; questi sono problemi che se davvero si vuole approfondire un discorso spirituale non si possono non afforntare, e nemmeno dichiararsi immuni da tali tipi di dinamiche....ci vuole molta pazienza, umiltà e lavoro appropiato...altrimenti poi si rimuove....e i sintomi restano....
Un caro saluto anche a te, Maurizio.

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MessaggioInviato: Sab Ago 16, 2008 12:40 am    Oggetto: Rispondi citando

Il fatto è che bisogna vedere chi è che cerca certe risposte, cosa vuole soggettivamente, ed allora vedi che il sempliciotto è pronto a farsi spennare da un guru o da un analista alternativo, a quel punto possono non esistere differenze sostanziali tra analisi e spiritualità, in quanto possono costituire entrambe una finzione (ed una FUNZIONE).
Non posso ovviamente parlare per me, posso solo dire che l'analisi -come ho spesso ripetuto- l'ho portata avanti per una vita, e, come suggerisci tu, DOPO mi è capitato di affrontare certi argomenti da un punto di vista un po' diverso. Ma -ripeto- si tratta di un approccio che può essere assai pratico, guarda oggi i corsi di zen per manager stressati, lo yoga per dirigenti ecc..ed anche qui ci sono in giro un sacco di spennapolli come tra gli analisti. L'uomo di successo oggi va a meditare...io, in questo, ho fallito tutti i tentativi... Laughing
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MessaggioInviato: Sab Ago 16, 2008 11:23 am    Oggetto: Rispondi citando

Caro Maurizio, come non concordare sullo "spennapollismo", attività sempre più in ascesa in tutti i settori, oltre che in ambito criminale...
a questo riguardo io ho una mia idea...assodata la brutalità di tale diffusissima pratica, ci sarebbe un tantino da riflettere perchè tanti polli si lasciano spennare...che ne dici? Come se le penne dessero un certo fastidio...vedasi, solo per fare un piccolo esempio, chi deve farla pagare a un figlio, da cui ci si sente per es.abbandonati, e si lascia derubare...in effetti è proprio quello che desiderava, di cui aveva bisogno...essere derubato per non dare soldi al figlio...;se leggessimo caso per caso potremmo trovare che tali tipi di dinamiche sono presenti in una marea di casi...se non in tutti addirittura...; c'è un pò da indagare a fondo per far venir fuori anche questi aspetti, ma preferiamo meglio non indagare...costa lavoro, e potrebbe metterci di fronte a sgradivoli prese di coscienza...meglio lasciar perdere e credere che esistano i "cattivi"...c'est plus facile...ci prendiamo un bitter? Smile e rimuoviamo tutto...
ora, nel rispetto del lavoro di tutti quelli che operano "in buona fede" ( concetto, ahimè, anche questo però che si potrebbe vedere sotto una luce più relativa...) io penso che ci si dovrebbe sempre chiedere se un percorso terapeutico sia realmente riuscito a farci affrontare e superare certe dinamiche..se abbia cioè "centrato il punto"...e se ci accorgiamo che una certa ansia ancora ci rimane allora l'interrogativo dovremmo porcelo ancora di più...
faccio un esempio, per ricondurci al topic, spesso l'elaborazione del lutto potrebbe portarci a consapevolizzare, oltre al terrore, anche un certo fascino che la morte esercita su di noi...cioè la morte sotto un certo aspetto ci piace...per mille motivi possibili...ci può provocare addirittura piacere...ma , come dicevamo, meglio non vedere queste cose...e allora,finisce come al solito... un bitter?
Pensando a queste cose, mi viene in mente una starna coincidenza con il discorso sulla teoria orientale sulla reincarnazione...potremmo vederla, perchè no, anche così: tanto mi piace la morte che arrivo a teorizzare che si debba morire non una ma mille volte...
allora domanda: che rapporto abbiamo con la morte sotto questo aspetto, quello cioè del piacere che può procurarci? Mi rendo conto che non è semplice addentrarsi in questi meandri nascosti dell'animo umano, ma proviamoci, magari anche continuando a sorseggiare il nostro bitter... Wink

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MessaggioInviato: Sab Ago 16, 2008 11:24 am    Oggetto: Rispondi citando

Caro Maurizio, come non concordare sullo "spennapollismo", attività sempre più in ascesa in tutti i settori, oltre che in ambito criminale...
a questo riguardo io ho una mia idea...assodata la brutalità di tale diffusissima pratica, ci sarebbe un tantino da riflettere sul perchè tanti polli si lasciano spennare...che ne dici? Come se le penne, a volte, dessero un certo fastidio...vedasi, solo per fare un piccolo esempio, chi deve farla pagare a un figlio, da cui ci si sente per es.abbandonati, e si lascia derubare...in effetti è proprio quello che desiderava, di cui aveva bisogno...essere derubato per non dare soldi al figlio...;se leggessimo caso per caso potremmo trovare che tali tipi di dinamiche sono presenti in una marea di casi...se non in tutti addirittura...; c'è un pò da indagare a fondo per far venir fuori anche questi aspetti, ma preferiamo meglio non indagare...costa lavoro, e potrebbe metterci di fronte a "sgradevoli" prese di coscienza...meglio lasciar perdere e credere che esistano i "cattivi"...c'est plus facile...ci prendiamo un bitter? Smile e rimuoviamo tutto...
ora, nel rispetto del lavoro di tutti quelli che operano "in buona fede" ( concetto, ahimè, anche questo però che si potrebbe vedere sotto una luce più relativa...) io penso che ci si dovrebbe sempre chiedere se un percorso terapeutico sia realmente riuscito a farci affrontare e superare certe dinamiche..se abbia cioè "centrato il punto"...e se ci accorgiamo che una certa ansia ancora ci rimane allora l'interrogativo dovremmo porcelo ancora di più...altrimenti torniamo alla mia ipotesi di ricerca spirituale come compensazione del sintomo irrisolto....
faccio un esempio, per ricondurci al topic, spesso l'elaborazione del lutto potrebbe portarci a consapevolizzare, oltre al terrore, anche un certo fascino che la morte esercita su di noi...cioè la morte sotto un certo aspetto ci piace...per mille motivi possibili...ci può provocare addirittura piacere...ma , come dicevamo, meglio non vedere queste cose...e allora,finisce come al solito... un bitter?
Pensando a queste cose, mi viene in mente una strana coincidenza con il discorso sulla teoria orientale sulla reincarnazione...potremmo vederla, perchè no, anche così: tanto mi piace la morte che arrivo a teorizzare che si debba morire non una ma mille volte...
allora domanda: che rapporto abbiamo con la morte sotto questo aspetto, quello cioè del piacere che può procurarci? Mi rendo conto che non è semplice addentrarsi in questi meandri nascosti dell'animo umano, ma proviamoci, magari anche continuando a sorseggiare il nostro bitter... Wink


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claudia74
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MessaggioInviato: Sab Ago 23, 2008 11:52 am    Oggetto: Rispondi citando

Ecco vedi a me adesso mi viene fuori rabbia xche' anni fa' nella mia vita c sono stati tanti lutti d persone a cui io ero molto molto legata,e mi viene in mente adesso che al funerale della mamma d mio cognato che e' morta d'infarto io avevo dato libero sfogo al mio dolore piangendo moltissimo xche' lei x me rappresentava mia madre, o meglio come avrei voluto che fosse mia madre, e questa perdita insieme a delle altre mi ha fatto provare un forte dolore.Quando poi stavamo tornando a casa mie sorelle me ne hanno dette d tutti i colori dicendomi che avevo fatto scena,tipo sceneggiata napoletana,alche' io c sono rimasta malissimo.Avro' avuto 15 anni,e un anno prima era morta mia zia alla quale pure ero legatissima.Mi rendo conto che il destino e' stato spietato con me xche' si e' portato via le persone a cui ero legata,sia d parentela che anche d amicizia.
E mi rendo ancora + conto che queste 4 fasi n le ho mai vissute xche' mi e' stato impedito,da appunto come dici nel post


Citazione: ( in genere si tratta di persone che non riescono a "concedersi" le emozioni che provano e cercano di impedirne la "sana" manifestazione a se o agli altri ),


Bravo Gianni hai proprio centrato alla grande il punto.Questa e' la prima fase che putroppo n c concediamo,ma anzi reprimiamo il + possibile xche' n bisogna farsi vedere fragili,deboli,la gente n t deve vedere cosi',hai paura del giudizio come appunto poi e' successo a me,oppure un'altra cosa che mi e' capitata quando e' morto Beppe mi hanno dato un forte calmante(DICENDOMI CHE ERA ACQUA) che in chiesa mi addormentavo,avevo 17 anni n avevo mai preso niente in vita mia figuriamoci l'effetto rincoglionimento x tutto il giorno,x non parlare del fatto che non ho vissuto in fondo il funerale xche' n ricordo molto bene.E tutto per cosa????? Xche' mi sono messa a piangere dando sfogo al mio dolore!!!!!!!!!!
Ecco a manifestare cosa succede ...hai capito???? e Io n devo provare rabbia???? porca di quella puttana?????NON MI DEVO ARRABBIARE???

VOGLIONO TENERCI a bada con i farmaci......C RENDIAMO CONTO ?????

In tanti casi gravi magari possono pure servire,xo' io parlo d un lutto,di un funerale,forse mia madre voleva solo calmarmi xche' sicuramente ero troppo agitata ma quel fatto si sommava agli altri lutti passati che n avevo vissuto ecco xche' ero tanto agitata oltre al fatto d aver perso ancora una volta un pilastro importante nella mia vita!!!!!

Poi un'altro fatto che mi ha lasciato basita e' stato nel dicembre del 2006 che e' morto mio zio,e mia cugina al suo funerale si e' lasciata andare e anche li mie sorelle e mia madre a sparlare,adesso capisco che la mia famiglia e' come nella citazione che "ho messo" sopra!!!Loro n hanno i mezzi,non hanno avuto la possibilita' d manifestare liberamente il loro dolore, ma nemmeno quando e' morto mio padre,anzi neanche adesso se ne parla molto che ormai siamo grandi e sono passati 28 anni!!!!!!!!!E ok non se ne parlera',accetto questa cosa,ma n mi impedisce d provare tristezza x mie sorelle e mia madre,le quali credono d essere forti e invece sono tanti deboli.
Adesso quello che provo e' tristezza x me stessa,ma anche x questa mia famiglia con tante contradDizioni(sara' scritto giusto?,forse si scrive contraddizzioni? vabe' mo' non guardiamo un ago nel paGLiaio Wink ),tante sofferenze,tante incomprensioni,ma a cui voglio un mondo di bene!Si Gianni Sto' accettando,Grazie tantissimo anche a te che ormai sono 2 anni che mi sopporti e mi supporti,con discussioni e quante volte t ho odiato non hai idea....ehehee......e' stato un mix d tutto un po'....mi sei stato vicino come un padre,ho sentito un punto fermo vicino a me e questo e' tanto x me.


Scusate mi sono lasciata andare,volevo solo scrivere due cose e invece ho fatto un monologo,ho scritto quello che sentivo....ok X ORA ho finito

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MessaggioInviato: Sab Ago 23, 2008 10:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

Grazie Claudia di questa tua testimonianza così vera e sofferta.

Ps.: Quando ti arrabbi dimmelo sempre... come hai sempre fatto... elaboriamo anche la rabbia, o qualsiasi altra cosa che ci fa stare agitati...la procedura è la stessa riportata in questo topic...; sono anche io contento del fatto che mi hai dato modo di starti vicino in questo percorso cominciato, che, si, ormai sono due anni...sembra ieri...un abbraccio Smile a questa parte di vita che se ne è andata...e soprattutto, sempre per restare in tema, proiettiamoci ora nel futuro...distaccandoci dal passato...oramai lo abbiamo inglobato nelle nostre cellule , non abbiamo più bisogno di ricordarlo...
allora, auguri al nostro futuro... quello che sapremo inventare giorno per giorno...liberi finalmente Smile

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"Io sono una semplice presenza che ispira in te ciò che è addormentato in modo che tu possa riconoscere te stesso, il tuo essere, la tua vera realtà. Sono qui per liberarti da ogni peso, dal peso delle religioni e delle ideologie tutte, sono qui per renderti un semplice silenzio abissale, una serenità, una profondità, una vetta che tocca le stelle." (Osho -Il significato dell'esistenza)
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gianburrasca
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MessaggioInviato: Mar Ago 26, 2008 6:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

L'elaborazione del lutto sarà sempre più ardua quanto più la persona che vive il lutto ha paura della SUA morte. Infatti, io penso che spesso si proietti sulla morte dell'altro (o di una situazione) la PROPRIA morte, il senso del PROPRIO vuoto interiore.
Non so se l'avevo già detto, ma certamente l'elaborazione del lutto, la capacità di vivere in modo maturo questo dolore, è legata a tutta una concezione della vita, al senso del suo infinito rinnovarsi.
Certamente Claudia ha ragione nel suo desiderio di sfogarsi in libertà, stupidamente rimproveratole, ma ciò che è importante è il fatto di riuscire, nel tempo, a servirsi in modo utile di questo dolore. Comprendendo nel profondo i PERCHE' non si deve temere la morte. C'è qualcuno che può insegnarmelo? Crying or Very sad Crying or Very sad
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aioblu
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MessaggioInviato: Mar Ago 26, 2008 10:55 pm    Oggetto: Rispondi citando

gianburrasca ha scritto:
L'elaborazione del lutto sarà sempre più ardua quanto più la persona che vive il lutto ha paura della SUA morte. Infatti, io penso che spesso si proietti sulla morte dell'altro (o di una situazione) la PROPRIA morte, il senso del PROPRIO vuoto interiore.

io credo che in questo caso l'aggettivare con "la propria" (morte) serva unicamente a farci percepire più chiaramente, intensamente l'emozione ch escaturisce dal pensare alla morte...; ora io facevo un discorso sulla equazione paura=desiderio, piacere..., riferendo questo anche all'esempio della reincarnazione...cioè la morte che si ripete infinite volte, ovvero il piacere della morte che si ripete, quindi un grande piacere...che spesso rimuoviamo..."non sta bene pensare a queste cose, ma cosa vai a pensare..."e così ci blocchiamo...e non elaboriamo a sufficienza...
gianburrasca ha scritto:
Comprendendo nel profondo i PERCHE' non si deve temere la morte. C'è qualcuno che può insegnarmelo? Crying or Very sad Crying or Very sad

tutto si può imparare volendo, ma appunto bisogna un pò impegnarsi...
il perchè sta semplicemente in quello che proviamo, cioè nelle nostre emozioni/sensazioni...non c'è altro perchè...ma se le censuriamo è un pò come suicidarsi...oddio, questo può ancora una volta metterci di fronte ad un piacere della morte...; un pò come se per riprovare quel piacere ci diamo un pizzicotto, magari anche un pò forte...se invece facciamo i conti con questa dinamica e la accettaimo, ovvero a sua volta la elaboriamo, vedrai che un certo autolesionismo da autocensura scompare...cioè non saremo più costretti a farci del male, o darci il pizzicotto per riprovare, o ricordarci, un certo piacere della morte...

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mio
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MessaggioInviato: Mer Ago 27, 2008 8:52 am    Oggetto: Rispondi citando

gianburrasca ha scritto:
Comprendendo nel profondo i PERCHE' non si deve temere la morte. C'è qualcuno che può insegnarmelo? Crying or Very sad Crying or Very sad


bhè non conoscerla già sarebbe un motivo....

in realtà temiamo l'idea di non essere permanenti, ,,,,,capire la morte?

Bhè può esserci vita senza, può esserci primavera senza autunno, potrebbe essere nata mia figlia senza che altri morissimo prima....

capire forse non si può....ma "osservare" che la vita è vita e morte e che noi siamo vita dunque moriremo noi, i nostri figli e i nostri genitori, bhè pur non implicando apatia di sentimenti quando cio si verifica, ci rende liberi appunto dalla paura....

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